Nella seconda metà del 1592 il giovane Michelangelo Merisi si trasferisce a Roma in circostanze no ancora del tutto chiarite. Gli anni della sua formazione sono, in ogni caso, difficili da ricostruire. Sembra comunque certo, e lo confermano le sue prime opere romane, che altri stimoli l'abbiano raggiunto in quel periodo: dal naturalismo cremonese alla conoscenza del Lotto, di Savoldo e Moretto, tutti autori che tendevano a prediligere una visione concreta, non ideale, degli eventi. In qesti primi anni, Caravaggio avrebbe iniziato a dipingere "quadri da lui su specchi ritratti" (Baglione). La riflessione nello specchio piano "circoscrive" il frammento di realtà e consente di coglierne meglio il rapporto con l'atmosfera anche in termini di luce e ombra. Inizia, inoltre, a dipingere utilizzando soggetti mitologici, sopratutto relativi alla caducità della vita o al disinganno, facendolo in modo fedele alla "verità" ottica naturale dell'immagine. L'adesione formale ed emotiva di Caravaggio (dal luogo di provenienza della famiglia) travalica ogni significato simbolico e l'artista, sena disperdersi in particolari, punta a cogliere piuttosto, per mezzo della luce che costruisce le forme, la dignità di ogni elemento naturale, allargando gli orizzonti della "grande pittura". Il più grande pittore mai esistito, a detta di chi scrive. Con lui, la realtà diventa "reale".
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